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Torna "Punti nel Vivo", la campagna di sensibilizzazione sulle punture d'insetto

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Come di consueto, con l'arrivo della bella stagione aumenta il numero di coloro che vengono punti da un'ape, un calabrone, una vespa o altri tipi di imenotteri, sviluppando così delle fastidiose reazioni allergiche o, nei casi più gravi, addirittura uno shock anafilattico. Anche per questo motivo, come accaduto la scorsa estate, torna in tutta Italia "Punti nel Vivo", una campagna volta a sensibilizzare la popolazione sul tema delle punture d'insetto e sul modo di riconoscere i sintomi di una reazione allergica.

UN NETWORK AD HOC - Promossa da 80 centri allergologici lungo l'intera penisola e patrocinata dalla Onlus FederAsma e Allergie, l'iniziativa "Punti nel Vivo" si propone da alcuni anni di dare vita a un vero e proprio network di medici al servizio di coloro che sono stati punti da un insetto, contribuendo anche a fare divulgazione su di un tema poco conosciuto. Infatti, secondo alcune recenti stime, sarebbero 5 milioni gli italiani che ogni anno lamentano una puntura di insetto: inoltre, il dato che preoccupa maggiormente è quello relativo alle percentuali di coloro che sviluppano in seguito delle reazioni allergiche significative.

RICONOSCERE I SINTOMI - Come spiega la dottoressa Maria Beatrice Bilò, specialista in Allergologia e coordinatrice scientifica della campagna, "circa 9 persone su 10 vengono punte da un'ape o una vespa, ma spesso non si è in grado di riconoscere la tipologia di insetto o una possibile allergia al veleno di questi imenotteri". Se nei casi più lievi i sintomi restano localizzati nella sede della puntura (il diametro è di circa 3 centimetri), in quelli più gravi il gonfiore può estendersi al resto del corpo in poche ore. La dottoressa Bilò ribadisce dunque che è fondamentale informare sull'argomento e indicare ai pazienti i principali centri allergologici presenti in Italia, in modo da mettere in atto terapie idonee e tempestive in caso di emergenza.

PREVENZIONE E IMMUNOTERAPIA - Insomma, l'iniziativa punta a diffondere una cultura della prevenzione, spiegando non solo perché certi imenotteri attacchino l'uomo, ma insegnando anche a gestire le situazioni critiche dato che sono circa 10 ogni anno i casi di shock anafilattico che portano al decesso. La casistica più diffusa riguarda le api: ad attaccare sono le "operaie" tramite il pungiglione che, restando nell'epidermide, inietta lentamente il veleno. Tuttavia non molti sanno che, prima di morire, l'ape rilascia anche nell'aria l'isopentil acetato, una sostanza che funge da richiamo per le altre "operaie": ecco perché, dopo essere stati punti, è bene allontanarsi dal momento che nelle vicinanze potrebbe esserci un alveare. Infine, nell'ottica della prevenzione è decisiva anche l'immunoterapia: i soggetti che risultano allergici a un determinato veleno possono infatti beneficiare di un vaccino specifico che garantisce una protezione del 90% e impedisce il verificarsi di un secondo shock.


 
 
 
 

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