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I bambini prematuri hanno maggiore rischio di essere autistici

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Uno studio di diagnostica per immagini sui neonati mostra come i bambini venuti alla luce prima di 30 settimane di gestazione abbiano un rischio maggiore di autismo, rispetto ai neonati a termine. Lo studio è stato condotto al Research Institute di Melbourne (Australia), su un campione di 172 bambini nati prima del termine e a cui è stato successivamente diagnosticato l'autismo. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Autism Reserach, si è basata sui risultati ottenuti dalla risonanza magnetica nucleare: è stata osservata la presenza di anomalie dello sviluppo cerebrale con lesioni della sostanza bianca e un minore volume cerebrale, rispetto ai bambini sani di controllo. La dott.ssa Alexandra Ure, principale firmataria dell'innovativo studio, ha spiegato come questi risultati rappresentino un importantissimo passo avanti nell'individuazione delle anomalie strutturali causa dei disturbi dello spettro autistico (DSA). Nei bambini molto prematuri, secondo la dottoressa Ure, sono particolarmente predittivi i ridotti volumi cerebellari. L'identificazione precoce dei bambini che mostrano un aumentano rischio di sviluppare autismo, potrebbe portare alla possibilità di un intervento clinico tempestivo, prima dello sviluppo dei sintomi della malattia. E' possibile, con tecniche di imaging, monitorare lo sviluppo cerebrale del feto, utilizzando nel frattempo altri biomarcatori specifici per le DSA. Attualmente la diagnosi precoce di autismo nei bambini prematuri è molto complessa, data la parziale sovrapposizione della sintomatologia con altri disturbi. Inoltre, si pone il problema di capire come la nascita prematura possa influire sullo sviluppo cerebrale: questo l'obiettivo di uno studio condotto al Neonatal Development Research Lab di Washington e presentato a Chicago, al meeting della Society for Neuroscience. Questa ricerca ha coinvolto 58 neonati nati a termine e 78 neonati prematuri e analizzato la connettività funzionale e strutturale del cervello dei neonati, attraverso una metodica chiamata trattografia. Già i primi risultati sono stati chiari: i circuiti cerebrali dell'attenzione, delle emozioni e della comunicazione presentavano notevoli default, come connessioni neuronali più deboli. Gli scienziati stanno mantenendo monitorati i bambini, allo scopo di comprendere come si evolvono le anormalità cerebrali e quale sia il loro ruolo nella comparsa dei sintomi dell'autismo. Il monitoraggio della condizione clinica di questi soggetti è previsto fino al compimento del decimo anno di vita. I ricercatori sono attualmente alla ricerca delle cause dell'autismo e si stanno concentrando sull'analisi dei fattori di rischio ambientali e genetici. Nonostante la sopravvivenza dei neonati prematuri sia aumentata notevolmente negli ultimi decenni, l'incidenza delle sindromi dello spettro autistico non accenna a diminuire: identificare quali siano i fattori che causano le anomalie cerebrali potrebbe portare allo sviluppo di strumenti terapeutici precoci.
 
 
 
 

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