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Carne rossa: cibo killer?

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La carne è l'alimento più discusso degli ultimi anni.
Il British Medical Journal ha di recente pubblicato uno studio effettuato su un campione di circa mezzo milione di americani dal National Cancer Institute di Bethesda.
Il suddetto studio è durato ben 16 anni, ed è stato condotto su 536.969 persone di età compresa tra i 50 e i 71 anni, coinvolgendo ben sei Stati americani.

Stando a quanto ottenuto dalla notevole indagine denominata NIH-AARP, la carne rossa, in particolare quella lavorata (insaccati, würstel) comporterebbe un aumento del tasso di mortalità del 26%, una cifra esorbitante.

Lo studio ha riportato che la carne rossa è strettamente associata allo sviluppo di diverse malattie: tumori, patologie cardiache, patologie respiratorie, ictus, diabete, infezioni, patologie renali o epatiche, e il morbo di Alzheimer.
Esistono diversi motivi legati all'insorgenza di queste malattie. Il principale responsabile è risultato essere il ferro eme.
Il sovraccarico di ferro eme comporta un'eccessiva produzione di radicali liberi, l'ossidazione dei grassi, e contribuisce direttamente allo sviluppo di varie neoplasie degenerative.
Un altro "nemico" contenuto all'interno della carne rossa sono i nitriti e i nitrati che vengono aggiunti artificialmente sulle carni, sopratutto sugli insaccati. Essi infatti una volta che vengono esposti ad alte temperature in presenza di amminoacidi producono nitrosammine.

La cottura è importante per quanto riguarda la carne, perché va a neutralizzare quei batteri e quei parassiti che il nostro organismo non riuscirebbe a contrastare. Esistono diversi tipi di cottura, tra tutte, quella alla griglia è la più pericolosa. Quando si cucina la carne rossa alla brace, l'intensità del fuoco fa superare il punto di fumo ai grassi in essa contenuti. I grassi decomponendosi liberano l'acroleina, una sostanza tossica che combinandosi con le proteine della carne sviluppa l'acrilammide, un composto estremamente cancerogeno. La caratteristica colorazione nera che si sviluppa tramite questo metodo di cottura, porta inoltre alla produzione di altri composti tossici, come l'antracene e il fenantrene.

Dopo l'ottenimento di questi risultati, il Dipartimento della salute americano ha suggerito l'assunzione di un massimo di 70 grammi di carne al giorno.

L'ideale sarebbe sostituire la carne rossa con quella bianca, ed eliminare del tutto gli insaccati dalla propria dieta. Non bisogna preoccuparsi per quanto riguarda il fabbisogno proteico, poiché esistono diversi alimenti in grado di colmarlo in tutta facilità.
Una dieta che predilige alimenti di origine vegetale aiuterà a contrastare lo stress ossidativo e il rilascio dei radicali liberi.


 
 
 
 

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