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Funghi e deficit cognitivi: un'associazione potenzialmente vincente

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È stata accolta con grande entusiasmo nella comunità scientifica la notizia dell'associazione tra decremento dei deficit neuropsicologici e consumo di funghi, scoperta fatta in Giappone da un importante team di ricerca.

Le patologie cronico degenerative del sistema nervoso rappresentano, infatti, la piaga del nuovo secolo poiché l'incremento dell'aspettativa di vita nei Paesi sviluppati è andata di pari passo con lo sviluppo di demenze e deficit cognitivi in età avanzata. Recentemente si è avuto un risultato di estrema importanza, soprattutto alla luce della semplicità con cui potrebbe essere applicato.

Alcuni studiosi del team di ricerca di Lei Feng della National University of Singapore, hanno notato che nei prelievi ematici di anziani affetti da deficit cognitivi vi era una carenza considerevole dell'ergotioneina, un amminoacido naturale derivato dall'istidina e contenuta in quantità consistenti in alcuni funghi.

Dopo questa prima evidenza lo studio si è evoluto discriminando l'andamento dei deficit cognitivi in due gruppi di individui: nel primo gruppo veniva garantita l'assunzione di almeno 300 grammi a settimana di alcune varietà di funghi asiatici (non diverse in termini di proprietà nutrizionali da quelle tipiche dell'enogastronomia italiana), l'altro gruppo, invece, non seguiva questo regime dietetico particolare. Gli individui esposti sono, poi, stati seguiti per sei anni, infatti, per questo tipo di studi sono necessari lunghi periodi di osservazioni per avere dei dati rilevanti. Durante questi anni sono stati sottoposti ad una serie di test fisici e neuropsicologici che hanno fornito un risultato eclatante: negli individui esposti a più alte dosi di funghi e, quindi, di ergotioneina, il rischio appare dimezzato.

Ovviamente, come sempre accade in questi studi, ad una prima evidenza devono seguire numerosi accertamenti, che possano confermare che quanto osservato sia frutto dell'effettiva assunzione di funghi e che non vi siano altri fattori protettivi concomitanti che possano aver influito sul risultato. In ogni caso la difficoltà con cui si riescono ad ottenere progressi in questo settore, rende questo risultato eclatante ed estremamente interessante, come confermato dalla stessa ricercatrice, soprattutto considerando l'elevata biodisponibilità dei funghi e la loro conclamata fama nell'alimentazione di tutto il mondo.


 
 
 
 

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