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Congelamento degli ovociti: non solo se ci sono esigente mediche

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Non è la voglia di fare carriera, ma la mancanza di una relazione stabile che spingerebbe le donne a ricorrere al congelamento dei propri ovociti in attesa di tempi migliori. Questo, in estrema sintesi, ciò che emerge da una ricerca che ha coinvolto 150 donne tra gli Stati Uniti e Israele.

Si tratta di soggetti che hanno optato per il cosiddetto social freezing, arrestando quindi l'invecchiamento dei propri ovociti per poter avere poi un figlio quando le condizioni saranno più idonee, senza l'ansia dell'età che avanza. Sono infatti molte le donne che hanno dichiarato che in questo momento non hanno accanto un compagno che condivida l'obiettivo di una vita matrimoniale e la creazione di una famiglia.

Si tratta di un risultato che ribalta quella che era la credenza diffusa fino a pochi anni fa quando si presumeva che l'ambizione di una carriera lavorativa importante potesse condizionare il desiderio di maternità femminile. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di esperti in antropologia dell'Università di Yale ed è stato presentato a Barcellona nel corso del Congresso della Società europea di medicina della riproduzione ed embriologia. La percentuale di soggetti che hanno dichiarato di voler ritardare la maternità a causa della mancanza di un compagno con le stesse vedute ha raggiunto l'85%. Ciò significa che non è calato il desiderio di maternità da parte delle donne, ma che oggi, rispetto solo a pochi decenni fa, sono diverse le condizioni in cui si relazionano con i propri partner. 

Tecnicamente come si dovrebbe comportare una donna che decide di seguire questa strada? Al momento non esistono ancora protocolli definiti in maniera rigida, ma il direttore del centro di preservazione della fertilità dell'Università di Yale, l'italiano Patrizio Pasquale, spiega che per avere concrete possibilità di restare incinta, una donna fino a 35 anni dovrebbe conservare circa 12 ovociti mentre, salendo con l'età, sarebbe consigliabile arrivare fino a 20.

La tecnica utilizzata oggi è la vitrificazione degli ovociti che prevede la stimolazione delle ovaie con ormoni simili a quelli prodotti dalla paziente: ciò permette poi l'estrazione degli ovuli utilizzando un ago sottile che riduce il fastidio alla paziente.

Gli ovuli vengono poi portati ad una temperatura di conservazione in pochi istanti, in modo che non si formino cristalli di ghiaccio. Queste tecnica viene utilizzata anche da donne vittime di cancro che vogliono preservare la loro fertilità: quando decidono di affrontare la gravidanza gli ovuli verranno fecondati dal partner, si formerà un embrione che verrà infine impiantato nell'utero.

In Italia si tratta comunque di una scelta ancora poco diffusa: i casi registrati oggi sono quasi tutti associati a particolari esigenze mediche delle pazienti.


 
 
 
 

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