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Prevenire il parto prematuro: potrebbe essere una questione di centimetri

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Durante il Simposio "Nascita Pretermine: prevenzione e trattamento" organizzato e discusso dalla Facoltà di Ostetricia e Ginecologia dell'Università di Parma, si è parlato di come prevenire le nascite premature. Per aiutare le gravide a rischio ci sono due opzioni, entrambe potenzialmente salva-vita per il nascituro.

L'esame per prevenire il parto pretermine si basa su una semplice misurazione

Si stima che in Italia, ogni anno, nascano trentaduemila neonati prematuri. Per parto prematuro si intende la nascita di un neonato, ad esordio spontaneo, a causa dell'innesco delle contrazioni naturali o della rottura delle acque, tra la 20° e la 37° settimana di gravidanza. Oggigiorno, grazie alle moderne tecniche di neonatologia, molti di questi bambini sopravvivono e conducono una vita assolutamente sana. In altri casi, però, soprattutto per i neonati nati molto prematuri, entro la 27° settimana, sussistono ancora forti margini di rischio per disabilità fisiche e cerebrali permanenti. È, quindi, molto importante discutere una campagna di prevenzione per le donne incinte, che possa prevedere la percentuale di rischio di parto prematuro e dare modo al ginecologo di intervenire per evitarlo.

Recenti studi hanno messo in correlazione la lunghezza del collo dell'utero con la possibilità di partorire prima del termine. I dati ottenuti dal sondaggio illustrano come su donne che, tra la 20° e la 24° settimana di gravidanza, presentavano un collo dell'utero più corto rispetto ai range di normalità, si sia riscontrata una più alta incidenza di parto pretermine.

I luminari in ginecologia ed ostetricia che hanno discusso questa ricerca a Parma, sostengono che sarebbe importante sottoporre tutte le gestanti alla misurazione del collo dell'utero. L'esame andrebbe fatto all'ingresso nel secondo trimestre.

In caso di rilevazione di un collo dell'utero troppo corto, quindi positivo per un quadro che depone a favore di una gravidanza a rischio per parto prematuro, si può intervenire in due modi. La prima opzione prevede una terapia farmaco-ormonale. Si procede somministrando alla futura mamma del progesterone di sintesi, da assumere tramite ovuli trans-vaginali. Il progesterone è un ormone che influisce sul rilassamento muscolare dell'utero e agisce impedendo l'inizio delle contrazioni.

La seconda opzione, più invasiva, è la tecnica del cerchiaggio. Si tratta di un piccolo intervento chirurgico, durante il quale si chiude il collo dell'utero con un dispositivo concentrico. Questo impedisce la discesa del feto nel canale del parto ed evita di dover far nascere il bambino per forza, se i tempi non sono maturi.

La discussione resta comunque aperta: una fazione di medici sostiene che il cerchiaggio possa essere, in alcuni casi, più pericoloso del rischio stesso di parto pretermine. La decisione che pare la più sensata, che trova tutti più o meno d'accordo, al momento è quella di procedere col cerchiaggio solo nei casi più gravi e prescrivere il progesterone in quelli più gestibili.


 
 
 
 

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