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La legionella: come si trasmette e si cura

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La legionellosi: che cos'è?

La legionellosi è un'epidemia causata dal batterio Gram-negativo appartenente alla categoria legionella, si sviluppa soprattutto negli ambienti acquatici sia artificiali che naturali, ovvero: fiumi e laghi, ma non solo anche negli impianti idrici e nei condizionatori. Questo batterio oltre che nell'acqua sopravvive pure nel fango ad una temperatura che oscilla tra i 24 e i 46 gradi.

Come si trasmette?

L'infezione in linea generale si trasmette respirando e inalando particelle che contengono il batterio, recentemente però l'infezione è stata trasmessa da un uomo all'altro, primo caso esistente fino ad oggi. Un'altra modalità di contagio è quella della somministrazione diretta nel sistema respiratorio, l'aspirazione e anche attraverso le mucose e la cute.

I sintomi

La legionella può causare la polmonite e la febbre alta. La peggiore delle ipotesi è imbattersi in una polmonite meglio conosciuta come "malattia del legionario". I sintomi sono dolore al torace, forte tosse, difficoltà respiratorie e febbre, da aggiungere anche problemi gastrointestinali, dolori alle ossa, ai muscoli e mancanza di appetito. L'ipotesi migliore invece è quella di riscontrare solamente una febbre alta per circa 4 giorni.

Le cure

Le cure per sconfiggere l'infezione sono su base antibiotica, oltre ai classici supporti per aiutare il sistema respiratorio. La scelta della terapia deve incentrarsi sulla concentrazione e sulla continuità dell'antibiotico nel parenchima polmonare. Ad oggi si utilizzano spesso l’azitromicina e la claritromicina, altri tipi di antibiotici adatti sono quelli contenenti la levofloxacina.

I soggetti più a rischio

I soggetti in pericolo sono sicuramente quelle persone che hanno le difese immunitarie più basse, che permettono all'infezione di trovare terreno fertile. A rischio quindi gli anziani, non è una casualità se le ultime tre vittime contagiate in Italia avessero oltre ottant'anni.

I dati della malattia

L'infezione umana rimane rara, i tassi d'attacco nel corso di focolai epidemici sono bassi, inferiori al 5% secondo l'istituto superiore di Sanità. Il tasso di mortalità dipende da tanti fattori come la condizione in fase iniziale del paziente, ambiente del contagio e uso corretto dell'antibiotico.


 
 
 
 

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