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Parkinson: l'attività fisica può rallentare la progressione della malattia

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Il 25 novembre è stata la Giornata Mondiale dedicata al Morbo di Parkinson. In questa occasione hanno parlato diversi esperti, tra cui il neurologo dell'Università degli Studi di Torino, Leonardo Lopiano, ed il Presidente della LIMPE, Alfredo Berardelli. Entrambi sono stati concordi nell'affermare che lo sport può rallentare l'avanzamento del Parkinson e può contribuire a migliorare la qualità della vita del malato. All'evento ha presenziato anche il campione olimpico Yuri Chechi, che conosce da vicino la malattia per motivi familiari.

Ecco come lo sport può rallentare l'avanzata del Morbo di Parkinson

Il Morbo di Parkinson è una grave malattia neurodegenerativa. Le cause scatenanti non sono ancora chiare: la ricerca è costantemente al lavoro per riuscire ad isolarle. Attualmente, le ipotesi più avvalorate si orientano su: una componente genetica, uno stile di vita poco sano, eventuali malformazioni impercettibili a livello dei neuroni di alcune zone profonde del cervello.

Questa malattia aggredisce i neuroni e, conseguentemente, i nervi. Il malato di Parkinson perde, gradualmente, il controllo nervoso: problematica che si manifesta col tipico e continuo tremore. Man mano che la malattia progredisce, vengono intaccate anche le funzioni cerebro-sensoriali, propriocettoriali e, infine, memoria e ragionamento.

Studi prestigiosi, come è stato detto dai due luminari sopracitati, hanno scoperto che l'attività fisica può rallentare la progressione della malattia e, contestualmente, migliorare le condizioni fisiche e psicologiche del malato. 

Gli sport più indicati, a seguito di un'osservazione fatta su un campione di soggetti che si sono prestati alla ricerca durante una vacanza, sembrano essere quelli all'aria aperta. La canoa, la vela ed il surf.

I risultati ottenuti sono stati molto incoraggianti: la funzionalità muscolare ha tratto giovamento da un periodo di attività fisica all'aria aperta, così come la coordinazione ed il controllo muscolare volontario. Inoltre, sport dinamici e divertenti all'aria aperta, influenzano molto positivamente l'umore e lo stato di benessere psicofisico dei malati.

Al termine dell'iniziativa, infatti, si sono sentiti rigenerati, più energici e più propensi ad affrontare con positività e speranza la loro situazione. Lo sport sembra avere ottimi benefici anche sui caregivers, ossia sulle persone che, quotidianamente, seguono e si occupano del malato di Parkinson. Assumersi un simile onere, una responsabilità così gravosa ed impegnativa, è certamente motivo di stress per un parente. Le iniziative a scopo sportivo, che impegnano anche i caregivers, sembra siano un eccellente aiuto psicologico anche per loro. Grazie a questi momenti ludico-sportivi, riescono a staccare la spina, a vivere esperienze di socializzazione con persone che vivono la stessa situazione. Tutte cose molto importanti per vivere meglio la delicata situazione relativa al Parkinson.


 
 
 
 

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