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Spondilite anchilosante, ecco come riconoscerla

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Molto spesso, quando si accusa un dolore alla schiena, lo si associa a qualche movimento inopportuno, a uno strappo muscolare, oppure all'aver sollevato un carico troppo pesante.
La negligenza ci porta a sorvolare sulle cause effettive che lo possono aver causato, e vi poniamo rimedio con un consueto anti-infiammatorio.
Il mal di schiena che tratteremo oggi solitamente colpisce la zona lombare, e peggiora con il riposo. Sopratutto al mattino, si percepirà una rigidità che tenderà ad affievolirsi con il movimento durante il corso della giornata.
Purtroppo non si tratta di una comune lombalgia, ma di spondilite anchilosante.

La spondilite anchilosante è una spondiloartopatia che colpisce soltanto l'1% della popolazione. Ad esserne colpito maggiormente è l'uomo, infatti i pazienti appartenenti al gentil sesso risultano essere soltanto il 25%. Questa rara formazione patologica si sviluppa comunemente degli individui di età compresa tra i 20 e i 30 anni. È piuttosto raro trovare dei casi, superata la soglia dei 45 anni.

Le cause non sono ancora chiare. I meccanismi che portano a questa malattia sono simili a quelli dell'artrite reumatoide. In parole povere vanno a svilupparsi dei mediatori ad azione infiammatoria (citochine) da parte del sistema immunitario.

Come abbiamo accennato nella premessa, i sintomi cominciano con un dolore nella zona lombare. Il dolore può presentarsi inizialmente lontano, fioco. Ma è un dolore da non sottovalutare, poiché potrebbe degenerare in un danno alle vertebre. Il dolore potrebbe coinvolgere anche la zona del bacino, compreso l'osso sacro. Inoltre ci sono stati dei casi in cui i sintomi portavano a difficoltà respiratoria, infiammazione dell'aorta, e uveite.

Per diagnosticare questa patologia occorrerà effettuare delle analisi del sangue mirate. Innanzitutto bisognerà effettuare un emocromo per individuare se si soffre di anemia. In seguito si osserverà la velocità di eritrosedimentazione, per monitorare la quantità di proteina C prodotta dal nostro fegato. Grazie a queste analisi si potranno verificare le condizioni di infiammazione del nostro organismo. Superati questi controlli preliminari, bisognerà sottoporsi a degli esami più approfonditi, come ad esempio una risonanza magnetica e un ecografia.
La risonanza magnetica ci permetterà di osservare la presenza di lesioni nella zona lombare. L'ecografia invece servirà per esaminare tendini e legamenti, e valutarne lo stato infiammatorio.

La terapia "standard" consiste nell'uso di farmaci anti-infiammatori non-steroidei, e sull'esercito fisico.
La fisioterapia sopratutto, risulta essere fondamentale per mantenere una colonna vertebrale elastica e flessibile, priva di blocchi.
Tra le terapie alternativa è da evidenziare l'idrokinesiterapia, utile per rilassare i muscoli e ridurre così i sovraccarichi funzionali.

In conclusione si avrà bisogno di un percorso riabilitativo costante, poiché il continuo movimento permetterà di tenere le strutture articolari sempre coinvolte, migliorando così la qualità della vita.


 
 
 
 

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