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Dal Ginkgo biloba una cura alla demenza senile

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Oggi, la demenza e la perdita della memoria possono essere combattute con un rimedio tutto al naturale, utilizzando, per l'appunto, il Ginkgo biloba. Esso viene considerato come una delle più antiche specie di alberi viventi le cui origini risalgono a circa 250 milioni di anni fa. Quest'albero è originario delle Cina ed appartiene alla famiglia, ancora sopravvissuta, delle Ginkgoaceae. La specie è stata salvata dall'estinzione grazie ai monaci buddisti che la coltivavano attorno ai loro templi. Data la sua presenza sulla Terra già da millenni, l'estratto secco di questa pianta viene utilizzato nella cosiddetta medicina popolare cinese avendo, già, gli antichi carpito i benefici e le proprietà curative della pianta. Infatti, il Ginkgo bilboa possiede diverse caratteristiche che l'annoverano tra le piante curative di diverse patologie. Le sue foglie, ad esempio, contengono: polifenoli, terpeni e flavonoidi e proprio grazie ad esse, è possibile migliorare la circolazione del sangue contrastando la fragilità capillare e la presenza di varici. Ed ancora, secondo recenti studi effettuati su cavie animali, si è scoperto che con l'estratto di quest'albero si è in grado di contrastare e migliorare la demenza senile e la perdita di memoria delle quali sono soggetti, in particolare, gli anziani e i pazienti che soffrono di una malattia purtroppo, ormai diffusissima, quale l'Alzheimer. Si è constatato, infatti, che i suoi principi possono agire sulle funzioni cerebrovascolari e sui disturbi della memoria, ma i suoi effetti benefici sono, tutt'ora, da sperimentare ulteriormente. La sperimentazione sui pazienti monitorati per garantire un uso benefico di questo preparato, ha permesso di constatare che la soglia di concentrazione del paziente era aumentata e che l'estratto secco, tratto dalle foglie del Ginkgo, poteva essere utilizzato perché il paziente migliorava la sua concentrazione ed era più sveglio. Inoltre, si avvertiva un certo miglioramento delle funzioni cognitive e pochissimi effetti collaterali se non nell'apparato gastroenterico o si notavano alcuni esempi di agitazione ed insonnia. Questo ha permesso di stabilire come sicuro l'uso terapeutico di questa pianta. Stando a questi studi, si è in grado di capire che la qualità di vita del paziente può essere migliorata e si può garantire una vita sociale e relazionale più soddisfacente. L'unico handicap può essere quello di continuare ad effettuare degli studi e dei controlli più accurati per stabilire con certezza gli effetti curativi di questo estratto. Ma la grandiosa novità è che, già da oggi, si possono curare determinate patologie solo con l'ausilio di una pianta naturale senza ricorrere, necessariamente, ad agenti chimici per combatterle. Comunque, la scienza e il progresso daranno le loro risposte e a noi non ci resta che aspettare sensazionali scoperte.
 
 
 
 

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