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Nuove frontiere dello studio contro i tumori: scoperti i metodi con cui sfuggono all'azione dei farmaci

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I tumori rappresentano da tempo un male che troppo spesso miete vittime innocenti malgrado tutti gli interventi medici mirati ma ancora troppo aspecifici, come la chirurgia e i trattamenti chemioterapici. Ad oggi però sono stati fatti importanti passi avanti nello studio contro le neoplasie maligne, ponendo soprattutto l'accento sui metodi che le cellule tumorali adottano per sfuggire agli effetti del farmaco. Questa scoperta rappresenta il punto di partenza per migliorare l'efficacia farmacologica aggirando il metodo di autoprotezione delle masse tumorali. A condurre questo importantissimo studio è stato un team di scienziati della Columbia University di New York, sottoponendo ad un dettagliato studio molecolare 1200 tumori cerebrali tra i più aggressivi e maligni, i glioblastomi. In questo studio è stato protagonista il DNA delle cellule tumorali che, sottoposto ad un'attenta analisi della sua composizione e dei messaggi inviati alle cellule maligne, ha permesso di mettere a raffronto il comportamento dellaneoplasia prima del trattamento (al momento della diagnosi) e dopo il trattamento (al momento della recidiva). Il filo conduttore di questa ricerca è proprio la capacità di alcuni tumori di ripresentarsi, spesso con maggior aggressività ed invasività, anche dopo i trattamenti terapeutici farmacologici, effettuando un confronto tra il DNA della cellula neoplastica alla sua prima comparsa con quello della stessa post-trattamento. E' proprio questo il tassello fondamentale che ha permesso ai ricercatori di individuare i metodi attraverso i quali i tumoriaggirano l'effetto farmacologico: dopo i trattamenti, infatti, le cellule neoplastiche subiscono una sorta di mutazione genetica che consente loro di sviluppare alterazioni di composizione cellulare tali da renderle resistenti alla seconda ondata di terapia farmacologica. Si tratta di una sorta di adattamento di un tumore "intelligente" che, quindi, rende inefficace i farmaci preventivamente sfruttati. Capire come evolve una cellula neoplastica dopo la prima esposizione al farmaco, permetterà in futuro di ricreare unaterapia ad hoc, appositamente formulata contro il meccanismo di difesa genetico attuato dal tumore stesso. Sebbene questa scoperta rappresenti ancora la fase iniziale di un programma volto a migliorare le terapie antitumorali e i metodi terapeutici attraverso i quali combatterli, potrebbe costituire un punto di partenza che fa ben sperare contro un male che vince ancora troppe battaglie. La guerra ai tumori è ancora una strada costellata di dubbi e poche certezze, ma questo studio costituisce senza dubbio un enorme passo in avanti verso una valutazione scientifica che permetterà, non in tempi poi così lontani, di affrontare con una maggior consapevolezza e con armi migliori anche tumori molto aggressivi.
 
 
 
 

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