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L'immunoterapia blocca le metastasi del melanoma

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Il primo tumore su cui l'immunoterapia ha dimostrato i suoi effetti è stato il melanoma. Le speranze ad oggi per tutte quelle persone che soffrono di questa malattia con metastasi a livello del cervello stanno aumentando come dimostra uno studio che si legge sul "New England Journal of Medicine". L'unione di due famosi farmaci, nivolumab e ipilimumab, ha di fatto stabilizzato, fermato ed alcune volte eliminato le metastasi cerebrali di oltre il 57% su 94 pazienti coinvolti nella ricerca.

Lo studio portato avanti dall'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas dopo circa 14 mesi dalla terapia, ha stabilito che il 26% ovvero 24 pazienti avevano avuto una risposta molto positiva, il 30% (28 pazienti) hanno avuto un riscontro incompleto, in due pazienti invece la malattia è rimasta invariata per un lasso di tempo di 6 mesi.

"Un periodo lungo – sottolinea Hussein Tawbi, principale autore dello dello studio- storicamente, la sopravvivenza generale a un anno per questi pazienti è meno del 20%, mentre con la combinazione delle due immunoterapie è salita all'82%".

Le metastasi invece che si trovavano in altre parti del corpo fuori dal cervello in alcuni casi si sono ridotte e in altri rimaste stabili.

Una ricerca che sarebbe in grado di cambiare la terapia per le metastasi celebrali

In circa il 40% dei casi le metastasi al cervello sono presenti già dalla prima diagnosi, mentre per il 76% si creano con il passare del tempo. Questi pazienti sono stati esclusi dalle prove dei nuovi farmaci, poiché valutati non trattabili.

Ai giorni nostri il modello di cura prevede qualora fosse possibile, la radioterapia e la chirurgia.

Combinazione tra farmaci

Il primo farmaco immunoterapico ad essere stato accettato nel 2011 per trattare il melanoma in stadio avanzato è stato Ipilimumab. Farmaco "anti-CTLA-4", una particella che si trova nelle cellule del sistema immunitario che ha come compito quello di fermare la risposta immunitaria. Il Nivolumab dal suo canto è un medicinale "anti-PD-L1" che blocca anch'esso il sistema immunitario. La congiuntura lavora quindi su due zone diverse, al fine di avviare l'assalto delle cellule immunitarie a sfavore del cancro.

Il trattamento e gli effetti indesiderati

Tutti i pazienti curati in questa ricerca avevano una metastasi almeno a livello celebrale asintomatica e non trattata con nessuna terapia esistente. La sperimentazione ha previsto l'assunzione di nivolumab e ipilimumab insieme. Il 55% delle persone ha avuto problemi seri al sistema nervoso, solo un paziente è morto a causa di una miocardite legata alla terapia. Questo è la conferma di uno studio effettuato in passato che sosteneva che il trattamento poteva avere degli effetti collaterali importanti.


 
 
 
 

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