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La nonna fuma? Il nascituro è a rischio autismo

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Esiste una correlazione tra autismo e fumo. Uno studio dell’ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children) rivela che se la nonna materna è solita fumare durante la gravidanza della figlia, il futuro nipote ha circa il 67% in più di probabilità di diventare autistico o di mostrare i tratti tipici della malattia come lo scarso desiderio di comunicare con l’ambiente esterno e di interagire con il prossimo e la stereotipia dei comportamenti.

La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, ha seguito fin dalla nascita 14.500 soggetti nati negli anni '90 e si inserisce nel filone degli studi che confermano l’importanza dei fattori ambientali nello sviluppo del feto. I dati analizzati dagli studiosi dell'Università di Bristol suggeriscono infatti che l’esposizione passiva al fumo proveniente dalle sigarette influenza l’organismo presente nel ventre materno fino a provocare alterazioni che compromettono la normale crescita del nascituro. Nella ricerca dell'ALSPAC non è specificato il consumo giornaliero di sigarette.

Lo studio ha messo in evidenza che il rapporto tra fumo e nipoti affetti da autismo colpisce soprattutto le bambine, tuttavia, al momento, gli studiosi non hanno trovato una spiegazione a questa diversa incidenza tra maschi e femmine. Più in generale c'è da dire che le cause dell'ASD (Autistic Spectrum Disorders) non sono ancora note con precisione.

Si ritiene che siano genetiche e ambientali, ma occorre indagare ulteriormente perché i casi di autismo sono in aumento in tutto il mondo (solo in Italia sono colpite tra le 300 mila e le 500 mila persone). Non è un'operazione semplice asserire l’incidenza dei fattori ambientali sui disturbi neurologici.

Ad oggi è provato senz'ombra di dubbio che l’avanzata età di una coppia al momento del concepimento, due gravidanze nell'arco di un anno, l’assunzione di farmaci durante i canonici nove mesi, l’inalazione di pesticidi e il basso peso del neonato sono fattori in grado di innalzare il rischio di autismo.

In merito, la dottoressa Maria Luisa Scattoni, fondatrice dell’AIRA (Associazione italiana ricerca autismo), ha sottolineato:

"Uno studio del Karolinska pubblicato su Jama aveva già dimostrato che l’età del nonno paterno era associata all'aumentato rischio di sviluppare autismo".

Tornando alla correlazione tra sigarette e disordini dello spettro autistico nei futuri bambini i ricercatori hanno formulato due ipotesi. La prima è che i danni al DNA mitocondriale dei fumatori sono trasmissibili ai nipoti, la seconda è che l’organismo ospitato nella pancia della madre si auto adatta al fumo indebolendosi e diventando più vulnerabile alle malattie come l'autismo. Alla luce dei primi riscontri, i ricercatori hanno chiarito che c’è bisogno di ulteriori approfondimenti anche perché la diagnosi precoce è uno strumento fondamentale nella lotta all'autismo infantile.


 
 
 
 

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