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La stimolazione magnetica contro l'Alzheimer funziona?

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L'Alzheimer è un grave problema di salute della nostra società. Ad oggi, i trattamenti farmacologici hanno ottenuto scarsi risultati e vi è un crescente interesse nel trovare soluzioni alternative contro questa malattia. La stimolazione magnetica è una tecnica non invasiva, in grado di indurre dei cambiamenti nell'attività cerebrale e modificare a lungo termine le reti neurali compromesse.

I risultati più incoraggianti dovuti all'uso di questa tecnica sono stati ottenuti dopo aver applicato la stimolazione ad alta frequenza (10-20 Hertz) per aumentare l'eccitabilità corticale del paziente sulla corteccia pre-frontale dorso-laterale sinistra: sono stati riscontrati dei miglioramenti nelle prestazioni cognitive generali, nonché nella memoria episodica, nella velocità di elaborazione e nelle abilità linguistiche.
I protocolli di nuova concezione applicano la stimolazione su diverse regioni del cervello per 6 mesi, con notevoli miglioramenti nelle valutazioni neuropsicologiche, cliniche e funzionali fino a 4-5 mesi.
Tuttavia, nonostante i risultati promettenti appena menzionati, ad oggi non è stato condotto alcuno studio su pazienti malati di Alzheimer che abbiano utilizzato il protocollo intermittente di stimolazione del theta burst (iTBS). Tale protocollo provoca un aumento dell'eccitabilità corticale in un tempo molto più breve rispetto alla stimolazione magnetica ripetitiva convenzionale che, ad esempio, è stata molto efficace nel migliorare i deficit linguistici nei pazienti con morbo di Parkinson e afasia post-ictus.

Per determinare l'area di stimolazione del cervello, tutti gli studi precedenti hanno esaminato gli aspetti strutturali, ma nessuno di essi ha fornito informazioni utili a riguardo. La posizione basata sul coinvolgimento funzionale delle aree corticali nelle reti cortico-subcorticali rilevanti consente un approccio terapeutico molto più specifico e personalizzato, che potrebbe essere l'opzione migliore contro questa malattia.
Infine, non sono stati esplorati i meccanismi che spiegano i miglioramenti osservati (cambiamenti cerebrali funzionali e/o strutturali) e la possibile influenza di fattori genetici (presenza di specifici alleli ApoE).


 
 
 
 

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