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Parkinson, uno studio italiano trova le molecole che possono rallentare la malattia

La rivista scientifica Nature Communications ha pubblicato un recente studio italiano sul Parkinson. I ricercatori hanno individuato le molecole in grado di rallentare la malattia degenerativa. I risultati della ricerca possono essere utili per lo studio di nuove terapie efficaci contro il Parkinson.

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Uno studio italiano ha individuato le molecole che possono rallentare la malattia del Parkinson. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications, dove viene messo in luce il lavoro operato dalle Università di Tor Vergata, Campus Bio-Medico e la Fondazione Santa Lucia (IRCSS, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico). Secondo la ricerca medica operata dai ricercatori dei tre istituti di Roma, la malattia degenerativa del Parkinson potrebbe essere rallentata dalle Resolvine, molecole che si trovano già all'interno dell'organismo.

Il ruolo delle molecole Resolvine nella malattia del Parkinson

I ricercatori italiani autori dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications hanno riscontrato nei pazienti in cura presso il Policlinico di Tor Vergata una ridotta presenza della Resolvina D1, una molecola specifica delle Resolvine. Dopo aver scoperto la carenza di Resolvina D1 nei pazienti afflitti dal Parkinson, i ricercatori hanno provato a riequilibrare il livello di Resolvina D1 in laboratorio, riuscendo a frenare il processo neurodegenerativo della malattia. La riduzione delle molecole Resolvine è stata individuata per la prima volta sia nel sangue che nel liquor (il liquido contenuto all'interno del sistema centrale nervoso) dei pazienti in cura al poliambulatorio di Tor Vergata.

Nuove idee sulle terapie e prevenzione

Il recente studio scientifico portato avanti dai ricercatori italiani pone le basi sulla realizzazione di terapie più efficaci rispetto al passato. Vengono inoltre alimentate nuove speranze in merito all'individuazione di elementi che riescano a dare un contributo importante dal punto di vista della prevenzione. A tal riguardo, il ricercatore Valerio Chiurchiù si è detto ottimista sul fatto che una presenza ridotta della molecola Resolvina possa diventare un marcatore della malattia nelle fasi iniziali.


 
 
 
 

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