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Un batterio buono per aiutare i pazienti diabetici: la nuova terapia salverà il cuore

Un nuovo studio scientifico riaccende la speranza nei pazienti obesi e negli individui che soffrono di diabete o altre malattie metaboliche; un batterio - da tempo ritenuto non pericoloso per l’essere umano - potrebbe addirittura rivelarsi benefico.

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Gli enormi passi della ricerca scientifica non sembrano arretrare, anche e soprattutto in campo medico. L’ultima notizia riguarda un particolare batterio intestinale, definito "buono" perché non risulta patogeno per il nostro corpo, bensì è un convivente naturalmente con il nostro organismo. Protagonista di questo studio è il batterio "Akkermansia Muciniphila": lo studio suggerisce che potrebbero essere effettuati dei cicli di terapie basati proprio su questo piccolo ma straordinario microrganismo. I vantaggi? Sembrano molteplici: innanzitutto un ruolo importante nella gestione della malattia metabolica più diffusa al mondo, il diabete; non solo, questo batterio sembrerebbe influire positivamente in altre condizioni patologiche quali l’obesità, le elevate concentrazioni di colesterolo ed il fegato grasso. Lo studio sembra aver dimostrato che questo batterio è in grado di inficiare con effetti benefici sulle condizioni cardiache dei pazienti che soffrono delle malattie sopracitate. Gli individui selezionati per lo studio in questione erano tutti obesi, alcuni pazienti con diabete mal gestito. 
La ricerca, pubblicata come articolo scientifico su Nature Medicine, è stata eseguita dalla squadra di Patrice Cani dell’Università degli Studi Cattolica di Lovanio. La ricerca è partita in seguito ad alcune precedenti scoperte: gli scienziati si era infatti resi conto che la somministrazione del batterio A. Muciniphila in animali obesi comportava inizialmente un notevole dimagrimento e, successivamente, un miglioramento importante delle condizioni cardiache e metaboliche.
Sono proprio le condizioni del cuore dei pazienti obesi e diabetici a interessare le ricerche in ambito medico e scientifico: il batterio sembrerebbe implicato in fenomeni di riduzione del colesterolo circolante, ma anche nella diminuzione dell’insulino resistenza in pazienti con diabete di tipo 2. Le parole di Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia e diabetologo ordinario all'Università di Catania, scaldano il cuore ai malati di diabete e a tutti i parenti: "si tratta di uno studio molto interessante che ha una potenziale ricaduta clinica di enorme importanza. Sarebbe possibile con questa metodica cercare di arginare il rischio di soggetti obesi ed insulino-resistenti di progredire verso il diabete vero e proprio. Questi soggetti, definiti con pre-diabete, solo in Italia si stima che siano più di un milione".


 
 
 
 

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