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Whatsapp nuovo ponte tra paziente e medico, ma occhio alla privacy

L’app di comunicazione istantanea più usata al mondo colpisce ancora: Whatsapp si presta come supporto al medico nella comunicazione col paziente, ma scatta l'allarme Gdpr

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L’innovazione tecnologica non smette di stupire e stavolta tenta di rivoluzionare il rapporto tra il medico ed il paziente; la famosa applicazione di messaggistica, Whatsapp, si è rivelata negli ultimi tempi lo strumento ideale per il sostegno ed il supporto mirato del medico. Gli smartphone non si scambiano solamente messaggi: referti di analisi, richieste di diagnosi, controllo dei sintomi (e via dicendo) sono solo alcuni dei temi con i quali i pazienti, tramite il piccolissimo schermo, si affacciano alla medicina.
I vantaggi? Zero burocrazia, zero file, risposte - quasi - immediate; il monitoraggio istantaneo di una terapia, poter scacciare un dubbio attanagliante riguardo ipotetici sintomi. Svantaggi? La privacy. Whatsapp infatti è parte del gruppo Facebook Inc. di Mark Zuckerberg dal 2014 e tutti i dati che sono scambiati tramite l’app sono di proprietà della corporazione privata e in quanto tali, salvati in server esterni all’Unione Europea; questo piccolo dettaglio si scontra fortemente con il Gdpr, ovvero il regolamento generale sulla protezione dei dati sensibili e personali, entrato in vigore nel maggio 2018.
La consultazione medico-paziente via chat risulta tanto comoda ed immediata quanto rischiosa per la privacy e per i dati che la riguardano. Questo non ha nulla a che vedere con il mezzo - come sottolinea l'esperto di tecnologie nel campo medico Marco Masoni, del Dipartimento di Medicina sperimentale dell'università di Firenze - ma con i dati sensibili che lo attraversano. La questione è puramente regolamentare: un medico, pur riconoscendo i vantaggi che Whatsapp comporta, non può sfruttare la chat per motivi professionali senza scontrarsi con il Gdpr europeo. Una lucida analisi del British Medical Journal propone la creazione di un’app nuova e dedicata esclusivamente al rapporto medico-paziente nel rispetto del Gdpr, della privacy ma, soprattutto, del paziente stesso.


 
 
 
 

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